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Nelle terre dei Brettii

ITINERARIO 1

Nelle terre dei Brettii

Un luogo che unisce indissolubilmente la dimensione montana con quella marittima, come ben esemplifica il nome “terre ionicosilane”, in cui si riconoscono le aree meridionali del Gal Sibaritide. Un luogo di confine, di pacifica contaminazione culturale e di cruente colonizzazioni e invasioni… Il viaggio sulle Strade del Benessere comincia da qui, da questi paesi dalla storia plurimillenaria, iniziata addirittura nel XV secolo a.C. con la civiltà degli Enotri e con quella dei Brettii, ostinati popoli italici, abitatori dell’entroterra, strenui difensori della propria identità di fronte all’invasione dei popoli greci venuti dal mare e poi della superpotenza dei Romani, grandi costruttori di muraglie e sistemi difensivi, testimonianze megalitiche del loro immane sforzo di resistenza, che ancora segnano il territorio e rappresentano il filo conduttore ideale del nostro itinerario di visita.

Specifiche tecniche del percorso

9

Località toccate

35

Distanza percorso

10

Punti di interesse
ITINERARIO 1

Descrizione dell'itinerario e tappe

Le tappe

Cariati: maestri d’ascia e principi guerrieri

Iniziamo il viaggio da Cariati, uno dei comuni più a sud del territorio del GAL Sibaritide. Partiamo dalla sua Marina, da quelle spiagge dove i ciottoli portati a valle dall’infinito lavorio delle fiumare diventano sabbia fine, gioia dei bagnanti che ad ogni estate affollano i lidi e terreno dove, nelle acque antistanti il paese, prospera una sontuosa prateria di posidonia oceanica, rifugio di una straordinaria biodiversità di specie animali e vegetali.

Già in questo orizzonte marino si percepisce la presenza della montagna. La si vede chiaramente, nel promontorio su cui è arroccato l’antico borgo di Cariati, vera e propria fortezza naturale, divenuta strategica piazzaforte militare sin dall’epoca bizantina. E la si sente all’olfatto. Con un po’ di attenzione e fortuna, infatti, si può annusare il profumo dei pini larici della Sila, materia prima per la costruzione delle imbarcazioni da pesca che ancora oggi i maestri d’ascia del paese realizzano perpetrando tradizioni che rimandano indietro nei secoli, fino all’Impero romano, che, dalle grandi foreste della Sila, traeva il fasciame e gli alberi delle navi che solcavano il Mare Nostrum, nonché la preziosa “pece brettia” decantata anche da Dionigi di Alicarnasso per le sue impareggiabili qualità impermeabilizzanti.

Imperdibile la visita al centro storico. Le possenti mura del XV secolo che lo circondano, rinforzate da torrioni a tronco di cono e poligonali, si varcano attraverso la bella Porta del Ponte Nuovo, grazie alla quale si accede alla via principale, che si dirama poi in tortuosi vicoli, ricchi di edifici storici e chiese, come il Palazzo Vescovile, il Palazzo Venneri (oggi sede comunale), la Cattedrale, la Chiesa degli Osservanti e quella della S.S. Trinità.

Doveroso, prima di lasciare il borgo, un assaggio delle specialità marinare locali come le alici scattiate o quelle pepate e salate, mentre dalla famiglia dell’aguglia arrivano i costardelli, preparati con pomodori e peperoni freschi. Poi la celebre sardella, detta anche rosamarina e novellame, abbinata a tantissime ricette locali come condimento di primi piatti, oppure proposta in forma di crema piccante.

Ora è tempo di fare il primo incontro con le testimonianze della civiltà brettia. Per farlo seguiamo verso sud-est la SS.106 in direzione di Reggio Calabria. Presto, in località Cozzo del Salto, in posizione dominante sul fiume Nicà, troviamo le indicazioni turistiche per la cosiddetta Tomba del Guerriero. Qui, nel 1978, è stata portata alla luce una sepoltura a camera, costruita in lastroni di arenaria e a pianta rettangolare, ancora adorna con diversi dettagli decorativi e resti di intonaco. All’interno un prezioso tesoro, costituito da un’armatura in bronzo, un diadema ed altri corredi funebri (oggi conservati presso il Museo Archeologico di Sibari), segno probabile del fatto che la tomba era quella di un guerriero brettio di alto rango.

Lungo il percorso che conduce alla Tomba del Guerriero si incontrano altre testimonianze della storia secolare di Cariati, come l’imponente castello appartenuto ai nobili Venneri.

Scala Coeli: una scala verso il cielo…

Quale sia il percorso per continuare il nostro viaggio verso i luoghi più interni delle terre dei bretti non è difficile capirlo: via Sila è il nome che contraddistingue la SS108Ter e che seguiamo per dirigerci verso Scala Coeli.

Lungo l’itinerario un luogo di verde e quiete ci invita ad un’ulteriore sosta. Si tratta del Bosco di Verro, tipico querceto mediterraneo di collina, e della vicina pineta, ambienti dove non è raro avvistare i rappresentanti della fauna locale: cinghiali, volpi, ghiri e falchi.

Scala Coeli ci accoglie con una vista degna del suo nome. Il borgo sorge infatti su un’erta rupe, quasi arrampicato su una scala che sembra salire verso il cielo… anche se la radice greco bizantina del nome sembra piuttosto fare riferimento al termine Skàla Coèle, ovvero “scala concava”.

Qualunque ne sia stata l’origine o la destinazione, certò è che si tratta di una scala impervia e di difficile accesso. Sin dalle sue origini, che alcuni attribuiscono ai popoli enotri e brettii, mentre le leggende rimandano agli eroi esuli della Guerra di Troia, Scala Coeli è stata una fortezza inespugnabile, divenuta, durante la dominazione bizantina e poi sotto quella normanna, un sicuro rifugio dalle incursioni saracene. Ancora nel corso dell’800 il sacerdote e poeta Vincenzo Padula descrive il luogo come un colle “murato…, cinto da rupi e grotte”, a cui si accedeva solo attraverso quattro porte che venivano aperte all’alba e chiuse al tramonto…

Porzioni delle antiche mura restano tutt’oggi a ricordo di questo guerresco e burrascoso passato, assieme alla severa mole del Palazzo Maiorano, che i locali ancora indicano col nome di Castello.

Prima di lasciare il territorio comunale gli esploratori più attenti e volenterosi possono concedersi una visita al Borgo di San Morello, davvero affascinante e ben conservato, che si raggiunge con una deviazione di 4 chilometri verso la costa, lungo la SP200.

Mandatoriccio: il paese delle pipe

Conclusa la visita a Scala Coeli riprendiamo la strada ancora in salita. La SS108Ter è il filo rosso del nostro viaggio, sino all’incrocio con la SP205 che imbocchiamo sulla destra. Entriamo così nel territorio di Mandatoriccio.

L’area comunale si estende fino alla costa, dove il moderno insediamento della Marina offre servizi e ristoro ai tanti frequentatori delle belle spiagge ioniche su cui veglia l’imponente struttura della Torre dell’Arso, con le sue caratteristiche facciate “a vela”.

Il cuore storico di Mandatoriccio però è fra le montagne, nel borgo cresciuto attorno al castello fatto costruire dal marchese Guidasso tra il XV e il XVI secolo e che ora ospita la sede municipale. Fra le vie del centro non mancano i luoghi che custodiscono le tradizioni antiche del territorio, come la bottega degli artigiani Carlo e Vito Carlino, maestri dell’arte locale della costruzione delle pipe, apprezzata in tutto il mondo. Anche i sapori e le ricette della tradizione sono un tesoro qui custodito con cura. I cavatelli sono uno dei prodotti più tipici di Mandatoriccio, protagonisti di un’apprezzatissima sagra che si tiene tutti gli anni nei primi giorni di agosto.

Il comune offre anche la possibilità di compiere interessanti passeggiate naturalistiche, come quella che si snoda lungo un antico sentiero brettio e che porta alla sorgente di Cessia; oppure il sentiero della Montagnella, che offre una camminata rilassante tra pioppi e castagni e la suggestiva vista su Campana, Scala Coeli e Pietrapaola.

Pietrapaola: le grotte dei monaci basiliani e le Muraglie di Annibale

Pietrapaola è la tappa successiva del nostro viaggio nelle terre dei Brettii. La separano da Mandatoriccio poco più di tre chilometri da percorrere su una tranquilla stradina che corre fra le colline e, ancora una volta, consente di assaporare l’anima duplice di questo territorio. Sulla sinistra, verso monte si intravedono le estreme propaggini dei grandi boschi della Sila, dominati in progressione altimetrica dalla quercia, poi dal castagno ed infine dal pino laricio. Tutto attorno, e a perdita d’occhio giù verso la costa, è invece un tripudio di campagna mediterranea: viti, alberi da frutto, campi e olivi, da cui germogliano le eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche del territorio come l’olio extravergine d’oliva Bruzio DOP.

Pietrapaola porta scritta nel nome la meraviglia che stupisce il visitatore: il paese sorge infatti su un’ossatura di pietra, anzi la sua radice più antica è incastonata nella stessa roccia. Torrioni, pareti a strapiombo e grotte sono il terreno che modella il profilo del borgo e proprio lì si insediarono quelli che ne furono probabilmente i primi abitatori. In quei rilievi di difficile accesso e nelle loro cavità naturali, a partire dall’VIII secolo, trovarono rifugio i monaci basiliani provenienti dall’Oriente, che, come asceti solitari oppure riuniti in piccole comunità, si dedicavano alla meditazione sulle sacre scritture e al culto delle immagini della Vergine e dei santi, vietato in patria dalle persecuzioni della politica iconoclastica degli imperatori di Bisanzio.

La più stupefacente delle cavità basiliane di Pietrapaola è la grande Grotta del Principe, situata sulla Rupe del Salvatore, alla quale sia accede attraverso una ripida scalinata scavata nella roccia viva.

La Timpa del Castello è invece il massiccio torrione naturale su cui, in epoca successiva, sorse il maniero feudale sotto la cui ala protettrice prosperò poi il paese.

Seguendo in discesa le tortuose vie del borgo si giunge all’elegante volta dell’Arco del Colonnello, un tempo una delle principali porte del centro abitato, affacciata sulla via che scendeva verso la valle dell’Acquaniti, antica mulattiera realizzata con i ciottoli del fiume, di cui ancora si intravedono le tracce.

Anche noi proseguiamo il viaggio in direzione della costa, percorrendo i tornanti della SP199 sino ad incrociare una strada secondaria che si stacca sulla sinistra, con la segnalazione turistica per le Muraglie di Annibale. Quella che ci attende è un’altra delle testimonianze dell’abilità dei Brettii nel costruire grandi fortificazioni difensive, una delle più imponenti di tutta l’area ionicosilana: una muraglia megalitica che si distende rettilinea per più di 400 metri nel folto della macchia mediterranea. Il legame fra la struttura e il celebre condottiero cartaginese è probabilmente solo di fantasia, frutto delle leggende locali, certo è però il fatto che il grande generale stazionò col suo esercito in queste zone nel corso delle sue scorribande nella Penisola, trovando proprio nei Brettii alleati preziosi per la lotta contro la dominazione dei Romani.

Calopezzati: la sentinella del mare

La SP199 ci conduce sulla costa luogo ideale per gustare il sapore più rilassante e vacanziero della Strada del Benessere nelle terre dei Brettii. Anche qui la bellezza e la varietà della natura sono protagoniste. Giunti nel territorio comunale di Calopezzati ci troviamo al cospetto delle suggestive Dune di Camigliano, area SIC (Sito di Importanza Comunitaria) situata presso la foce del fiume Acquaniti. Il sito non solo valorizza il patrimonio naturale ma arricchisce anche il contesto storico grazie alla presenza di una villa, che testimonia le prime forme di insediamento dei Romani nel paesaggio del Bruttio.

Proseguendo in direzione nord lungo la costa, giungiamo in vista del borgo di Calopezzati, sulla sommità di una delle ultime alture prima della pianura e del mare. Elemento più caratteristico è l’imponente Castello Giannone, sorto in epoca normanna sui resti di una prima fortificazione bizantina. Nei secoli il maniero è stato trasformato da semplice rocca in un’elegante dimora nobiliare. Tra il 1500 e il 1700 i nobili Sambiase lo arricchirono di decorazioni e biblioteche, di nuovi soffitti, di camini, di un salone d’onore e di un ponte levatoio. Oggi la fortezza è di proprietà della famiglia Giannone. Poco discosta dal centro abitato si trova la struttura che un tempo ospitava il Convento dei Riformati, uno dei più importanti nell’area delle terre ionicosilane. Il convento, esempio magistrale dello stile barocco, fu purtroppo deturpato e ridotto a un rudere da incendi e terremoti, fino al restauro degli anni 80 che lo riportò all’antica bellezza. L’ex convento ospita attualmente una lussuosa struttura ricettiva.

L’impronta dell’arte barocca caratterizza anche la Chiesa Matrice, ma, per gustare al meglio il fascino di questo piccolo centro, la cosa migliore è probabilmente concedersi una passeggiata fra i vicoli. Chi capita qui nel periodo natalizio può assistere alla magia del presepe vivente, tradizione ormai radicata, quando tutto il borgo si trasforma in un grande teatro all’aperto: dalle caratteristiche botteghe fanno capolino gli antichi mestieri; le massaie portano in bilico sul capo le tavole col pane da cuocere, i compari bevono vino nelle osterie, il fabbro batte il ferro sull’incudine e i “trappitari” sono intenti a macinare le ultime olive.

Il borgo è caratterizzato anche dalla presenza di numerose antiche fontane, spesso poste in angoli suggestivi e caratteristici. Una delle più importanti per la storia del paese è la Fontana di Scrimugno, sorta su un sito precedentemente occupato dal Monastero basiliano di S. Nicola, luogo scelto per la sua vicinanza a corsi d’acqua, essenziali per la vita monastica. La presenza del monastero, emerso nel XII secolo, testimonia la continuità di una vocazione spirituale del luogo, fondamentale per la comunità religiosa e civile di Calopezzati.

Crosia: al cospetto dell’immensità del Trionto

Riprendendo il viaggio sulla costa, lungo la SS106, passiamo accanto alla mole della cinquecentesca Torre di Santa Tecla, ulteriore rappresentante delle fortificazioni che nei secoli hanno scrutato il mare e difeso le popolazioni dalle invasioni saracene.

Dopo pochi chilometri siamo a Mirto, popolosa frazione del comune di Crosia, nonché apprezzato centro per il turismo marittimo. Non sono solo i servizi balneari, però, a catturare l’attenzione del visitatore. L’abitato sorge infatti sulla destra della foce del Trionto, spettacolare esempio di quelle fiumare che rappresentano una delle più possenti manifestazioni della natura di questi luoghi. Anche le spiagge di Mirto, con le loro dune sabbiose, sono un elemento di grande interesse naturalistico, tutelato con l’istituzione del Sito di Interesse Comunitario Macchia della Bura. Sito di Interesse Comunitario è anche la sorgente delle Cento Fontane, sempre nei pressi della frazione, dove affiora una fra le più grandi sorgenti dell’Italia meridionale a livello di piana alluvionale.

Mirto ospita anche un importante centro sperimentale dell’ARSAC, l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese, dedicato alla tradizione dell’allevamento del baco da seta e della coltivazione del gelso, un tempo particolarmente diffusa in queste zone.

Come tanti altri centri delle terre ionicosilane anche Mirto ha il suo immancabile castello, imponente e suggestivo, anche se parzialmente in stato di abbandono. Non si tratta in realtà di una struttura nata con esclusivi scopi militari, ma di una grande masseria fortificata, attorno a cui un tempo ruotava una comunità agricola autosufficiente e in grado addirittura di provvedere alla propria difesa, grazie alle spesse mura che la cingevano.

Seguendo la SS531, che costeggia il corso del Trionto, ci inoltriamo nella piana che, nel 510 a.C., fu probabilmente teatro dell’epico scontro degli eserciti delle città magnogreche di Sibari e Crotone.

Con l’arrivo a Crosia il viaggio nella geografia ci porta ancora più a ritroso nel tempo. La leggenda vuole che la città sia stata fondata nel 1315 a.C. da Enea e dai suoi compagni in fuga dal rogo di Troia, che vollero dedicarla a Kreusia, moglie dell’eroe virgiliano.

Crosia oggi ci accoglie con il suo tipico aspetto da borgo medievale, con i vicoli tortuosi e le belle chiese, come quella di San Michele e della Madonna della Pietà, oggetto di particolare devozione a seguito dell’evento miracoloso del 1987, quando, secondo alcuni, la statua raffigurante la Vergine iniziò a lacrimare e a parlare a due giovani del luogo. Da alcuni anni il centro storico del paese è oggetto di importanti interventi di valorizzazione, come la recente ristrutturazione dello storico Palazzo de Capua, destinato a diventare a breve sede del museo civico.

A breve distanza dall’abitato, raggiungibile seguendo via Carducci, si trovano i ruderi del Càsino della Vota. Immerso meraviglioso contesto naturale, questo luogo merita una visita come testimonianza delle tradizioni e della storia del territorio. Simile nella struttura, al castello di Mirto, il “càsino” ‘a vota era un’antica masseria autosufficiente delle famiglie gentilizie di Crosia, utilizzata anche come residenza invernale, come attesta il nome, che significa “località riparata”. I frantoi che ancora si trovano in loco sono il segno della fiorente economia un tempo legata alla lavorazione delle olive.

Caloveto: sulle tracce di San Giovanni Calibita

Lasciato l’abitato di Crosia, seguendo la SS531, ci inoltriamo nuovamente verso l’interno e le alture della Sila Greca, fino ad arrivare a Caloveto, paese antico e anch’esso ricco di storia, che ebbe il primo insediamento nel IX secolo, quando un gruppo di monaci in fuga delle persecuzioni iconoclaste vi si stabilì scavando un ingegnoso sistema di grotte tufacee ai piedi del dirupo sopra il quale oggi sorgono le case del piccolo borgo.

Proprio a questi monaci, seguaci degli insegnamenti di Giovanni Calibita, santo nato a Roma nel V secolo, ma la cui predicazione si svolse soprattutto a Costantinopoli e nelle regioni dell’Impero d’Oriente, si deve il nome stesso della cittadina, divenuto da prima Caliviti, in dialetto calabro, e poi Caloveto.

Cuore del centro storico è la chiesa dedicata appunto al patrono San Giovanni Calibita, eretta nel corso del Trecento per volontà della famiglia Sangineri, che oggi si presenta con una sobria facciata a capanna nella quale si apre un bel portale a sesto acuto sormontato da un rosone circolare centrale. Nei pressi della chiesa è possibile visitare anche il piccolo ma interessante Museo di Arte Sacra che custodisce preziosi oggetti del periodo che va dal Seicento all’Ottocento.

Tutto attorno si dipanano gli antichi vicoli, sui quali si affacciano gli altri edifici sacri del paese e i palazzi nobiliari del periodo feudale. Di particolare interesse sono Palazzo Comite, edificio settecentesco posto nel cuore del centro storico, che incorpora un caratteristico cortile coperto e una grotta scavata nella roccia, e Casa Caruso, costruita su una collina rocciosa, a strapiombo sulla sottostante valle, che presenta evidenti segni dell’antica attività agricola legata alla lavorazione delle olive: frantoi, torchi, pietre da macina e altre attrezzature tradizionali.

Prima di lasciare il territorio comunale vale sicuramente la pena di affrontare un’escursione sul vicino Cozzo Pupatolo, che, in un piacevolissimo contesto naturale, consente ancora una volta di ritrovare i segni della civiltà brettia, affioranti nei ritrovamenti archeologici in località Cerasello.

Cropalati: l’antico “Castrum Cropalatum” dei romani

Da Caloveto, percorrendo il ponte stradale che varca il Trionto e consente di ammirare in tutta la sua ampiezza la grande fiumara, si raggiunge in breve Cropalati. Un affascinante borgo che racconta una storia antica e che oggi accoglie i visitatori con la sua bellezza naturale, le tradizioni millenarie e la sua calda ospitalità.

Le origini di Cropalati risalgono all’epoca greco-romana, quando il territorio era abitato da popolazioni locali che ne sfruttavano le risorse naturali. Tuttavia, la vera e propria fondazione del borgo avvenne nel Medioevo, probabilmente intorno al XIII secolo, quando i Normanni si insediarono in queste terre. Durante i secoli, Cropalati ha vissuto un alternarsi di dominazioni, tra cui quella bizantina, sveva e aragonese, e ha visto crescere la sua importanza sia come centro agricolo che come punto di riferimento per i dintorni. Le vestigia di quest’epoca sono ancora visibili oggi, a partire dalle antiche chiese e dai palazzi storici che adornano il centro del paese.

Situato su una collina che domina la valle del fiume Trionto, Cropalati è un vero paradiso per gli amanti della natura. La sua posizione geografica lo rende il punto di partenza ideale per esplorare il paesaggio calabrese, che alterna monti, colline e una vegetazione lussureggiante. Il paese è circondato da una flora rigogliosa, caratterizzata da uliveti, vigneti e boschi di leccio, che offrono panorami spettacolari da ogni angolazione. L’area circostante è perfetta per escursioni a piedi, in bicicletta o anche a cavallo, permettendo di scoprire la fauna locale e respirare l’aria fresca delle montagne.

Cropalati è anche un tesoro di bellezze artistiche. Il centro storico è un intreccio di stradine strette e piazze caratteristiche, dove il tempo sembra essersi fermato.

La chiesa di Santa Maria Assunta, risalente al XVII secolo, è uno degli edifici più suggestivi del paese, con le sue eleganti decorazioni interne e il suo campanile che si staglia nel cielo azzurro.

A pochi passi, si trovano anche i ruderi di un Castello feudale di inizio XIV secolo, il fascino medievale ne conserva le storie di antiche battaglie e nobili famiglie che un tempo governavano il territorio. Il paese inoltre ha dato i natali a Padre Bernardino Otranto, Frate dell’Ordine dei Minimi confessore di San Francesco di Paola.

La vita a Cropalati è ancora permeata dalle tradizioni popolari, che si riflettono nelle festività, nella gastronomia e nei mestieri locali. Ogni anno, il paese celebra con grande fervore la festa di Sant’Antonio Abate, il patrono del borgo, con processioni religiose, canti e balli folkloristici che coinvolgono tutta la comunità. In estate il paese offre un evento mozzafiato: la Cropaalti Folk Festival. La sua ricca tradizione gastronomica poi, affonda le radici nelle ricette tramandate di generazione in generazione.

Percorrendo la SP250 scendiamo ora nella valle al cui fondo scorrono le acque limpidissime del torrente Coserie. Sull’opposto versante la strada serpeggia fra le colline dove ai boschi si alternano le coltivazioni d’olivo e le vigne.

Ai confini del territorio comunale di Cropalati incontriamo una via che si stacca sulla sinistra con le indicazioni per la Chiesa di Santa Maria ad Gruttam, testimonianza della presenza sul territorio dei monaci basiliani, che custodisce un’antica icona bizantina raffigurante la Madonna con il Bambino, affrescata sulla parete di una grotta tufacea.

Terravecchia: l’olmo della libertà e il Parco archeologico di Pruija

Dopo aver fatto ritorno a Cariati il viaggio ci conduce verso l’entroterra. Seguendo il tortuoso percorso della SS.108ter cominciamo a salire verso Terravecchia, borgo di probabile origine medievale, sorto attorno al castello e posto su un promontorio roccioso. La posizione dominante sulle vallate, con la vista che spazia fino al mare, ha fatto di questo luogo un importante punto di avvistamento degli eserciti invasori provenienti dal mare. Le ripide viuzze del centro sono quelle di un tipico paese di montagna, ancora fortemente legato alle tradizioni e alla religiosità. Particolarmente sentita è la devozione verso la Madonna del Carmine, cui è dedicata la chiesetta rurale di Santa Maria, dove si conserva un suggestivo affresco della Vergine, che, secondo la tradizione, salvò i fanciulli del paese dagli agguati di un terribile un rettile che li rapiva e divorava.

Anche in questo remoto paesino del Sud, in epoca napoleonica, arrivò il vento tumultuoso delle idee illuministiche ed egualitarie. Ne è testimonianza “L’Urmu”, l’antico olmo pluricentenario che ancora prospera nella piazza centrale, piantato nel 1799 per celebrare l’instaurazione dell’effimera Repubblica Napoletana. L’Olmo di Terravecchia è uno dei pochissimi “Alberi della Libertà” sopravvissuti alla successiva restaurazione del regno borbonico e oggi è inserito nel novero degli alberi monumentali d’Italia.

Per la loro posizione panoramica le alture attorno a Terravecchia furono, fin dalle epoche più antiche, un punto cardine dei sistemi di difesa e osservazione. Nel Parco Archeologico Pruija, che si raggiunge dal paese percorrendo per alcuni chilometri via San Giovanni e si estende anche sul territorio di Cariati, si trova infatti un’imponente cinta muraria e i resti di una torre a base circolare di origine brettia.

Dopo la visita all’area archeologica e prima di lasciare Terravecchia è bene fare una sosta per dissetarsi a una delle tre antiche sorgenti minerali situate nei pressi del paese, quella dell’acqua Papanicola, di Santa Maria e di Jisterna, in anni recenti restaurate e valorizzate dall’amministrazione locale anche attraverso la creazione di interessanti percorsi naturalistici.

Paludi: la grandiosa roccaforte dei Brettii

Una volta rientrati sulla provinciale ancora un paio di chilometri di curve ci portano al centro abitato di Paludi. Diversi sono gli elementi di interesse del caratteristico borgo, dalle architetture religiose, come la chiesa Matrice di San Clemente (dove sono custodite due pregiate tele di Onofrio Ferro, pittore attivo a metà del XVIII secolo) al Museo della civiltà contadina che permette una corretta ricostruzione delle origini e della storia locale tramite una raccolta di attrezzi, strumenti e materiali d’ogni genere.

Chi ha la fortuna di giungere in paese fra la fine di luglio e i primi giorni di agosto può inoltre gustare le specialità proposte dalla Sagra della Porchetta e dello Scoratello, accompagnata dall’esibizione del “Cavallo pirotecnico”, un quadrupede di cartapesta sormontato da una persona che balla la tarantella, sul quale vengono accesi dei fuochi pirotecnici. In ogni stagione dell’anno poi, non può mancare un assaggio delle carni pregiate del suino nero, tipico dell’area ionicosilana, da cui si ottengono gli insaccati che esprimono al meglio il carattere deciso di questa terra.

Per scoprire il tesoro di tradizione e cultura più prezioso del territorio di Paludi bisogna però lasciare il centro del paese e seguire le indicazioni che conducono al Parco Archeologico di Castiglione, probabilmente uno dei più spettacolari di tutta la Calabria, sia per l’estensione sia per la maestosità dei ritrovamenti. Proprio qui sorgeva una delle più grandi roccaforti di epoca brettia, risalente al IV secolo a.C. Un insediamento esteso su più di 35 ettari, di cui gli archeologi hanno riportato alla luce la grande cinta muraria con la posta est e le torri a pianta circolare.

Secondo le ipotesi formulate negli anni 80 dallo storico Pier Govanni Guzzo, e supportate anche da ricerche successive, i Brettii avevano probabilmente costituito un sistema organico di fortificazioni che, attraverso diversi punti di osservazione e vigilanza, consentiva la comunicazione fra i tre grandi baluardi rappresentarti da Castiglione, dalle cosiddette Muraglie di Annibale a Pietrapaola e Purija di Terravecchia.

La meraviglia di Castiglione però non si esaurisce qui: poco più a valle delle fortificazioni brettie, presso il Piano Agretto, gli scavi hanno infatti svelato i resti di una grande necropoli risalente addirittura all’età del ferro (X-IX sec. a. C.) e alla civiltà degli Enotri, primissimi abitatori della Sila Greca.

Di fronte a queste maestose vestigia megalitiche il nostro viaggio nelle terre dei bretti giunge a conclusione. Non ci resta che ritornare nel borgo di Paludi per imboccare poi la SP250 e seguirla fino alle porte di Rossano, dove può avere inizio un’altra avventura sulle Strade del Benessere del GAL Sibaritide.

Tutti i punti di interesse

Cariati: maestri d’ascia e principi guerrieri

Acque docili e turbolente

Le fiumare

Questi corsi d’acqua, tipici della Calabria, sono caratterizzati da un corso essenzialmente breve, da un letto assai largo e ciottoloso, da acque impetuose, durante l’inverno e l’autunno, e da una scarsissima portata nonché da relativo moto placido per il resto dell’anno. Il tratto alto delle fiumare ha spesso caratteristiche non dissimili da un torrente alpino o appenninico, cosicché scorre spesso inforrato, formando anche suggestive cascate e gole. Il Trionto, annoverato tra le fiumare più grandi d’Europa, ha in alcuni punti un letto largo più di un chilometro. La formazione di questi sistemi fluviali è anche legata alla particolarità geologica della Calabria, considerata un frammento della catena alpina, staccatosi, insieme alla Corsica e alla Sardegna prima (con la formazione del mar Ligure) e da sola successivamente (con la formazione del mar Tirreno), a seguito di un processo di deriva delle placche presenti nel Mediterraneo, iniziato circa 20 milioni di anni fa, fino alla conformazione attuale, raggiunta circa 2 milioni di anni fa.

La posidonia oceanica

Svolge un ruolo fondamentale nella biologia e nell’ecologia dei nostri mari: è notevole l’azione nella protezione della linea della costa dall’erosione, ossigena le acque, costituisce un riparo per numerosi pesci e una vera e propria nursery per uova, larve, piccoli pesci e invertebrati. A differenza di un’alga, la cui struttura non è differenziata in modo evidente, la Posidonia oceanica, essendo una pianta, è dotata di radici, fusto e foglie, e produce fiori e frutti. La sua presenza è indice di buono stato dell’ambiente: in tutti i Paesi europei del Mediterraneo, i tratti di costa ricchi di questa pianta, come sono quelli della costa ionica della Sibaritide, sono stati dichiarati Siti di Interesse Comunitario (SIC).

Terravecchia: l’olmo della libertà e il Parco archeologico di Pirija

Parco archeologico naturalistico di Pruija

L’insediamento brettio di Pruija di Terravecchia dice molto delle funzionalità dei centri fortificati sulle alture della Sila Greca. Situato a 400 metri di quota, esso garantiva il controllo della costa e della vallata del fiume Nicà. Solo nel 1970 gli studiosi si sono occupati del sito. Particolarmente interessante è lo studio avviato a partire dal 1990, atto a dimostrare la teoria già formulata da Pier Giovanni Guzzo negli anni ’80 del Novecento, ossia che i Brettii avessero realizzato un vero e proprio sistema di difesa territoriale, caratterizzato da un organico collegamento visivo tra i centri fortificati. Pruija di Terravecchia era collegata a vista con la Muraglia di Annibale di Pietrapaola e tra questi due siti l’insediamento di Palumbo di Cariati fungeva da stazione intermedia, mentre quello di Cerasello faceva da anello di comunicazione visiva con Castiglione di Paludi, la località più ricca di testimonianze archeologiche brettie ed enotrie.

Info e contatti:

Comuni di Terravecchia e Cariati – Tel 0983.97013 / 0983 94021

Pietrapaola: le grotte dei monaci basiliani e le Muraglie di Annibale

La Grotta del Principe

Uno scenario spettacolare si presenta a chi arriva a Pietrapaola, il cui nome, di origine brettia, deriva da Petrapia, che significa proprio “luogo della rupe”: un’enorme rupe, chiamata Timpa del Castello, sovrasta maestosamente l’abitato ai cui piedi si adagiano le case. Al suo fianco si distingue un’altra imponente roccia, più frastagliata, chiamata rupe del Salvatore, presso cui si trova la caratteristica grotta del Principe. Il sito si raggiunge direttamente dal centro abitato tramite una scalinata intagliata direttamente nella roccia della Rupe del Salvatore. Il nome probabilmente deriva dal fatto che, al contrario della maggior parte delle grotte che sorgono nelle vicinanze, questa è particolarmente grande e curata. È possibile individuare tre differenti ambienti, caratterizzati dalla presenza di aperture che sembrano finestre, nicchie e persino colonnine, capitelli. La particolarità che la contraddistingue dalle altre caverne sono le incisioni direttamente sulla roccia che rappresentano un singolare esempio di arte rupestre.

Info e contatti:

Comune di Pietrapaola – www.comune.pietrapaola.cs.it

Le Muraglie di Annibale

Situato a tre chilometri da Pieatrapaola, l’Altopiano delle Muraglie domina su Capo Trionto e Punta Fiume Nicà e su alcuni torrenti minori (Fiumarella, Acquaniti e Arso). Lo si raggiunge dal bivio della Stazione Pietrapaola, sulla SS.106, e proseguendo sulla strada provinciale lungo il torrente Acquaviti, si svolta a destra prima dei tornanti che portano al paese, all’altezza di un ponticello, imboccando una mulattiera carrabile che sale verso sud-ovest per circa 2 chilometri. Lì la muraglia vi accoglierà con i suoi 450 metri di lunghezza, quasi completamente immersi in una fitta macchia mediterranea: è il punto dove l’opera di epoca brettia lunga un chilometro e mezzo si è meglio conservata. Una porta con corridoio si trova a nord-est, a sudest invece si conserva il basamento di una torre a pianta quadrangolare.

Info e contatti:

Comune di Pietrapaola – www.comune.pietrapaola.cs.it

Crosia: al cospetto dell’immensità del Trionto

La sorgente delle Cento Fontane

A Mirto, nel comune di Crosia, a circa 400 metri dal mare e ad 8 metri di quota, affiora una delle più grandi sorgenti dell’Italia meridionale a livello di piana alluvionale. Parliamo della sorgente di Cento Fontane, un fronte acquifero lungo più di 200 metri che scaturisce dal terreno incoerente, in corrispondenza di un gradino morfologico, alimentato dalla falda subalvea del Trionto. Prima delle trasformazioni urbanistiche iniziate a partire dal decennio 1950-1960, esisteva un intero sistema di zone umide, a tratti paludose e salmastre, con flora e fauna caratteristica di questi ambienti, solo in parte conservate. La sorgente aveva una portata di 152 L/sec. (misurata il 28-07-1934). In una stampa della Calabria Citeriore del 1657, tratta dall’opera di Matteo Greuter, questo fronte acquifero è segnalato come “Cento Fontanelle”, ma anche “Cento Fonti” in altre cartografie antiche

Cropalati: l’antico “Castrum Cropalatum” dei romani

Le forme eleganti della ceramica

Tra gli antichi mestieri dei borghi ionicosilani, un posto di rilievo spetta sicuramente al mastro pignataro. Era lui, infatti, a realizzare numerosi oggetti di ceramica fondamentali per le case e per interi villaggi. Utilizzando l’argilla, il mastro creava recipienti di ogni forma e di ogni tipo per l’acqua, per l’olio, per il vino, per cucinare e per conservare i cibi. Inoltre produceva i mattoni necessari per la costruzione delle abitazioni e i coppi per i tetti (“ceramili”). Oggi, soprattutto a Cropalati presso la Fornace Parrilla, dove la tradizione si è mantenuta, è possibile ammirare produzioni di pregio destinate ad arredare e abbellire abitazioni e borghi come piastrelle ornamentali, piatti, ciotole e decorazioni di vario tipo, abbellite con delicati dipinti.

Info e contatti:

Fornace Parilla – www.fornaceparrilla.it

Paludi: la grandiosa roccaforte dei Brettii

Parco Archeologico di Castiglione

Le rovine di Castiglione di Paludi (l’imponente centro brettio di Kossa o più probabilmente di Etas), situate su un colle di circa quaranta ettari che domina la media vallata del torrente Coserie, sono ancora oggi oggetto di esplorazioni a cura della Soprintendenza alle Antichità della Calabria, che, insieme con l’amministrazione comunale di Paludi, ha avviato nel 2006 un progetto ad hoc per il Parco Archeologico. L’area fu abitata dal IX al III secolo a.C. e reca i resti di una necropoli enotria dell’età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.), in località Piano Agretto, e quelli più consistenti di un centro fortificato brettio (IV-III secolo a.C.). L’accesso principale al centro abitato era costituito dalla Grande Porta Est, preceduta da due grandi torri di guardia e collegata alla costa attraverso la valle del torrente Coserie; una “porta a cortile” in quanto preceduta da un varco chiuso da alte cortine murarie, sistema che consentiva un’ottima guardia e un doppio controllo per chi entrava in città. A nord la Torre gamma, a pianta circolare, proteggeva lo sperone nord-est delle mura rivolto allo Ionio. Lungo il tratto più settentrionale della cinta è stata recentemente scoperta una torre di dimensioni inferiori (Torre delta) con scala interna. Sul versante sud-orientale del pianoro nord si apre una seconda porta d’accesso al centro abitato: la Porta Sud-Est, tipologia “a corridoio semplice”, che permetteva, attraverso il fondovalle del torrente Sant’Elia, oggi area SIC (Sito di Interesse Comunitario), di accedere al centro abitato dalla parte dell’edificio assembleare, altrimenti detto “teatro” in quanto presenta anche una cavea e uno spazio per l’orchestra. Oltre ai resti di questo edificio, oggi si può vedere anche parte del cosiddetto “Lungo Muro”, imponente struttura lunga 42 metri circa e alta 4, che aveva funzioni di contenimento del terreno.

Info e contatti:

Comune di Paludiwww.comune.paludi.cs.it; Tel. 0983.62029

La necropoli di Piano Agretto

Gli Enotri furono i primi abitanti della Sila Greca. La frequentazione umana autoctona più antica di tutta l’area risale ai sec. XV – VIII a.C., dall’Età del Bronzo all’Età del Ferro, come testimoniano i resti ritrovati a Piano Agretto, nel Parco Archeologico di Castiglione di Paludi e a valle delle mura di cinta. Si tratta di circa 50 tombe a fossa, delimitate e coperte da ciottoli di fiume, con corredi databili tra la fine del X secolo e la seconda metà dell’VIII secolo: punte di lancia in bronzo e in ferro, monili e ornamenti, coltelli e rasoi. Sono le tracce degli Enotri, un popolo italico che ha preceduto in queste terre greci, Brettii, romani e bizantini.

Info e contatti:

Comune di Paludiwww.comune.paludi.cs.it; Tel. 0983.62029

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